il leader e l’analitica economica: i 4 driver di successo

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il leader e l’analitica economica: i 4 driver di successo2018-06-07T16:08:15+00:00

la stagnazione perdurante del mercato, ipotesi da noi avanzata in tempi non sospetti, si sta rivelando l’audace realtà con cui devono confrontarsi i veri attori del sistema economico odierno, ossia gli imprenditori.

infatti, durante l’hengi4you dello scorso 16 giugno, la sintesi a cui si é giunti per creare l’espansione consolidata in tale trend di mercato é realizzare sempre di più l’impresa come un sistema socio-economico. é chiaro che il concetto sistema socio-economico può apparire o come mera teoria, con cui non si può che essere d’accordo ma che dichiaratamente risulta come un obiettivo difficile e scomodo e quindi impossibile, oppure come la sfida collettiva che questo scenario economico pone a tutti noi per crescere in un contesto dove fare la differenza é indispensabile.

l’impresa assume due connotati che la rendono massimamente utile ed unica nel mercato di riferimento, sia conosciuto che sconosciuto. il primo, quello sociale, poggia su fondamenti quali l’intelligenza collettiva, ossia la competenza dell’organizzazione di saper pensare strategicamente insieme, ed il profitto, come valore di creare il benessere per tutti. il secondo, quello economico, invece, si basa sull’ambizione radicale, sulla scelta collettiva di miglioramento continuo da parte di tutta l’organizzazione per ogni e ad ogni livello, e sulla prosperità, poiché il profitto non é solo per tutti, ma in ascesa continua sia sui fattori intangibili che tangibili, in simbiosi simultanea col pianeta.

 

 

dallo schema é evidente che, nel rapporto tra socialità ed economicità, la sinergia ciclica tra motivazione e produttività porta l’impresa a vivere il connubio nei valori della leadership e della partnership. la leadership, ossia la decisione di massima utilità interna dell’organizzazione, sfocia naturalmente nella partnership, ossia la decisione dell’organizzazione interna di essere massima unicità verso i fornitori ed i clienti.

é da questa naturale conseguenza che l’azienda crea l’estetica dall’etica. diventare il sistema socio-economico più altamente desiderabile é il connotato necessario per rispondere alla richiesta del mercato di forte identità e persistente riconoscibilità e per attivare lo scambio in abbondanza nel crescere la prospettiva collettiva. senza la realizzazione dell’estetica aziendale, essere indifferenti nel mercato diviene il risultato incompleto e fallimentare dell’impresa.

non realizzare l’impresa socio-economica oggi significa essere senza idee nel mercato delle idee.

questo mercato é definito come il mercato delle idee. in che senso? come mai si é passati da un mercato dei prodotti e dei servizi ad un mercato delle idee?

il mercato delle idee ha la priorità di evolvere la cultura aziendale e la qualità umana dei risultati come principio per contrastare ed evitare il tragico sotto-mercato del prezzo.

in questo momento e sempre di più per il futuro, il mercato sta premiando gli attori che hanno idee, ossia chi decide il più forte credo nelle proprie decisioni. senza idee, le variabili incontrollabili del mercato sono problemi e non opportunità. tale credo, però, deve sfociare nella creatività, ossia nella capacità di creare le condizioni per ottenere la massima utilità ed unicità. il semplice “fare” non è più sinonimo di successo e di produttività. ciò evita di cadere nella trappola dell’esecutore demotivato, per meglio dire di un collaboratore sterile che tende a “fare sempre le stesse cose” perché disabituato a pensare la motivazione del miglioramento ed essere innovazione e non diventare, anche inconsapevolmente, resistenza al cambiamento aziendale.

il confronto col risultato, capace di generarsi nel continuo pensare strategicamente insieme, è il dato stabile che deve generare crescita. senza crescita collettiva il risultato è incompleto, ossia fine a se stesso e non più altamente desiderabile, riduce pericolosamente l’estetica aziendale e, come già visto, la sua utilità ed unicità. la conseguenza della crescita é il cambiamento, ossia il miglioramento continuo come vero prodotto che si aspetta il mercato perché condizione strutturale per l’evoluzione e la prosperità.

non solo, quindi, ottenere risultati di crescita, ma migliorare continuamente tali risultati per la crescita continua e la prospettiva dell’impresa e dei propri partner, in un sistema che si auto-motiva nella ciclica produttività diffusa.

il mercato delle idee crea il contesto appena disegnato: in tale clima l’impresa socio-economica si realizza ed evolve l’espansione consolidata.

l’imprenditore illuminato ha chiaro un principio etico essenziale per dare produttività e motivazione all’impresa. deve crescere l’organizzazione più intelligente ed ambiziosa. l’intelligenza é il confronto logico con la realtà per il cambiamento, mentre l’ambizione é la dichiarazione di massimo altruismo espressa dalle persone.

l’intelligenza é il valore fondamentale per attivare nel sistema impresa il ciclo delle 4 I. questo ciclo enuncia che l’intelligenza, per l’appunto, permette di confrontarsi con il cambiamento (realtà) per stimolare l’ingegnosità delle persone. mettere in gioco il genio permette a chiunque di dare il proprio contributo emozionale per il miglioramento dell’utilità aziendale; ogni attore del sistema aziendale ha un proprio “perché” importante per gli altri che deve manifestarsi in risultati efficaci per la crescita della collettività. l’opportunità che hanno le persone di realizzare l’utilità della propria tangibilità produttiva impedisce di offuscarsi in nevrosi quali frustrazione, demotivazione e nervosismo per conseguente bassa stima di se stessi.

la terza “i” é la conseguenza dell’ingegnosità. l’innovazione rappresenta la competenza dell’organizzazione di portare idee nuove per realizzare maggiori utilità ed unicità, ossia diventare cambiamento nel cambiamento, miglioramento nel miglioramento, crescita individuale nella crescita collettiva. ecco che l’intraprendenza é il “premio” dell’impresa che decide di essere pro-attiva nel mercato per essere sempre più capace di creare le condizioni e diventare riferimento di opportunità per il mercato. essere in base alle condizioni evidenza la non scelta delle imprese che le porta al collasso del fallimento. non cambiare in un mercato di accelerato cambiamento é un suicidio non giustificabile per la qualità di vita delle persone che credono ed interagiscono con e nell’organizzazione.

 

 

il leader, l’ingegnere umano, nel momento attuale deve decidere di pensare strategicamente con la propria organizzazione interna ed esterna nella “tempesta imperfetta del mercato”.

il pensiero strategico é il dare ordine alle idee per definire la capacità dell’organizzazione di determinare cosa va ottenuto meglio oggi per garantire la visione sfidante aziendale. il principio chiave é il “cosa ottenere” e non il “come fare” per dare spazio alla creatività delle persone a mettere in gioco il massimo valore per il risultato di qualità finale aziendale, inteso come responsabilità delle persone in termini di ruolo, produttività individuale ed espansione collettiva.

il pensiero strategico é il primo passo decisivo per affrontare con positivismo economico (prospettiva sicura di condizionare gli eventi positivamente per il futuro attraverso dati stabili, leggibili e valutabili, nell’ottica del miglioramento consapevole da parte dei componenti dell’organizzazione) l’audace sfida dell’impresa socio-economica, ossia la massima utilità ed unicità.

il mercato odierno più che essere, come troppo comunemente si vuole intendere, una “tempesta perfetta” é, invece, una situazione di “tempesta imperfetta”.

analizziamo di cosa si tratta. l’espressione “tempesta perfetta” è riconducibile all’economista nouriel roubini, che la utilizzò nell’estate del 2012 per profetizzare la fine imminente dell’euro. si tratta di un mix di condizioni finanziarie, tali da portare a un crollo del mercato. per quanto apparentemente superata con la ripresa dell’eurozona, di tempesta perfetta si torna a parlare agli inizi del 2016, in coincidenza con le preoccupazioni degli investitori per la crisi delle borse, legata alla scarsa dinamica dell’economia globale.

é chiara la tendenza strumentalizzata di far dipendere sempre l’economia da fattori esogeni economici marginali come le condizioni finanziarie o le borse mondiali, ma non é così e non può più essere così. l’economia dipende esclusivamente dai veri attori che la compongono, quelli capaci di “creare profitto” come le imprese e non dai subalterni che vivono grazie a queste.

il tessuto imprenditoriale deve rifiutare di farsi condizionare da chi non é economia, come finanza e stati, e riprendere con maggiore consapevolezza il proprio ruolo di protagonisti nel creare le condizioni di produttività, profitto, prosperità e prospettiva per il pianeta.

purtroppo, da sempre, la post-economia keynesiana e monetaria, figlia del secolo scorso e capace di portare il mondo alla crisi irreversibile del 13 settembre 2007, ricerca le cause di una crisi perdurante e stagnante di questi anni nei fenomeni esogeni slegati dall’economia reale imprenditoriale. nessuno riesce ad intendere che le vere ragioni del blocco della crescita economica mondiale sono da ricercare nell’alienazione continua della forza propulsiva del profitto, relativamente associata all’impresa.

non riconoscere il valore dell’imprenditore come unico valore capace di migliorare le sorti economiche mondiali rappresenta l’ennesimo errore degli economisti e degli statisti del pianeta.

ecco perché per l’imprenditore diventa basilare e strategico analizzare i 4 driver di successo del sistema impresa.

 

 

i 4 driver diventano i punti cardine su cui focalizzarsi contemporaneamente perché l’impresa socio-economica rafforzi la pro-attività verso il mercato delle idee, il quale richiede il miglioramento continuo come prodotto di qualità finale più altamente desiderabile.
essi sono:
1. il pensiero strategico
2. la selezione e la crescita strategica delle persone
3. il pensiero snello
4. la pianificazione ed il controllo

1. IL PENSIERO STRATEGICO

abbiamo già ampiamente parlato del pensiero strategico ed é evidente che si tratta del driver “condizione indispensabile” per il verificarsi ordinato dei restanti tre.

il pensiero strategico, situato nell’area dell’intelligenza, si basa sul coinvolgimento alla cultura aziendale, sulla condivisione delle priorità strategiche conseguenti e determina il ciclo delle 4 C. come si diceva, saper pensare collettivamente il proprio codice etico per la massima utilità ed il codice strategico per la massima unicità é il caposaldo perché l’organizzazione definisca una forte identità. ciò permette all’organizzazione di potersi riconoscere continuamente per motivarsi al miglioramento della produttività e creare e crescere il profitto come etica aziendale.

da questo driver l’organizzazione manifesta il proprio forte atteggiamento sociale (decidere il massimo livello di utilità per le persone).

 

 

2. LA SELEZIONE E LA CRESCITA STRATEGICA DELLE PERSONE

nelle imprese oggi la selezione e la crescita delle persone non seguono quasi mai un ordine strategico chiaro, definito, condiviso ed in linea con la visione.

la selezione del personale é sempre lasciata ai margini della competenza aziendale o affidata a consulenze falsamente tattiche, per nulla coinvolte alla cultura aziendale. é l’emergenza strategica a decidere gli inserimenti e mai una progettazione che segua la crescita ordinata del sistema impresa.

l’organigramma é affidato al caso o alle necessità e non in linea con la visione sfidante, mentre l’organizzazione é basata solo sulle conoscenze e non sulla produttività dei ruoli. problemi di egocentrismi e di esecutori demotivati non vengono analizzati e raramente presi in considerazione, creando antagonismi e resistenze al cambiamento pericolosi per l’integrità aziendale.

prendiamo in considerazione le organizzazioni commerciali delle imprese. il reparto commerciale é lasciato allo sbando senza considerare un organigramma studiato strategicamente, senza una formazione interna che porti a dare logica all’attività commerciale e manca spesso una qualità del metodo di vendita che crei una partnership duratura e vincente col cliente.
rendere strategica l’organizzazione in coerenza all’ottenimento della visione é il valore assoluto vincente necessario per creare il forte atteggiamento commerciale (decidere di fare la differenza per le persone).

 

 

3. IL PENSIERO SNELLO
ad un certo punto, negli anni ’90 inserire la lean production era diventata una moda che non si poteva intraprendere. era diventato un po’ come il marketing, necessario più per scriverlo nell’organigramma aziendale che veramente compreso nella sua essenza e applicato correttamente per l’espansione consolidata dell’impresa.

oggi, il pensiero snello ha subito un’evoluzione importante che mira più a determinare il corretto atteggiamento dell’organizzazione, in ogni ambito funzionale e non solo più nel reparto produttivo, che non a precisare sprechi e processi. infatti, il pensiero snello verte su due fondamenti:

1. l’aumento della produttività
2. l’eliminazione degli sprechi

in quest’ottica di continua ottimizzazione, l’organizzazione si mette in gioco nell’autopoìesi (auto-organizzazione generativa) in cui la capacità di accertare l’errore per il correttivo diviene la competenza principale.

educarsi all’eccellenza contribuisce a formare il prodotto finale aziendale, ossia il miglioramento continuo. il pensiero snello crea il decisivo atteggiamento economico (decidere il massimo livello di unicità per le persone).

 

 

4. LA PIANIFICAZIONE ED IL CONTROLLO

il quarto driver é, forse, il più auto-referenziato o dimenticato nelle organizzazioni di oggi.

difatti, poche realtà hanno chiaro il significato dei numeri in azienda finalizzato ai due componenti essenziali del profitto:

1. la qualità del risultato finale aziendale
2. l’orientamento sfidante al budget

per essere chiari, definire i numeri aziendali (ricavi e costi nell’unità di tempo) in coerenza alla massima utilità, massima unicità ed alta desiderabilità significa dare intelligenza alla prospettiva per l’impresa che vuole diventare eccellente nel mercato attuale. i numeri non sono solo un consuntivo da leggere: diventano un’analisi a posteriori per decidere, con logica, una sintesi sull’opportunità continua di miglioramento per e con l’organizzazione.

infatti, non creare, replicare ed ottimizzare un processo che:
a. indichi quali numeri esattamente l’impresa deve conoscere e saper misurare
b. formuli le procedure esatte di estrapolazione dei dati utili per la strategia
c. e che, soprattutto, non renda leggibili per una rapida presa di coscienza per decidere il miglioramento continuo

diviene un pericoloso approccio manageriale che conduce ad una crescita improvvisata dell’organizzazione con mistificazione del cambiamento necessario per la situazione attuale socio-economica.

controllare non significa solamente “quanto fatturare”, “misurare la marginalità” e/o “sapere quanti costi si producono”, ma è una competenza che è fondamentale per creare la strategia efficace aziendale per ottenere la visione.

il budget in azienda viene sì definito e, a volte, condiviso, ma difficilmente diventa un confronto scomodo e costruttivo per incoraggiare l’organizzazione al miglioramento continuo attraverso la condivisione dell’errore per il correttivo. ciò permette di progettare, dare ordine agli obiettivi sfidanti per la crescita, pianificare nel tempo la loro realizzazione e programmare, come gioco di squadra, le tattiche necessarie per ottenerli e replicarli con migliorabilità.

in tale contesto, la pianificazione ed il controllo sono la motivazione endogena per crescere il forte atteggiamento al cambiamento dell’organizzazione (decidere il dovere etico della leadership/ partnership).
per finire, nella tempesta imperfetta del mercato l’impresa socio-economica deve abbracciare la provocante e lungimirante sfida di evolvere l’organizzazione sistemica più altamente desiderabile per creare e crescere l’espansione consolidata. senza più alibi ma per permettere la felicità e la libertà delle persone.

 

 

per finire, nella tempesta imperfetta del mercato l’impresa socio-economica deve abbracciare la provocante e lungimirante sfida di evolvere l’organizzazione sistemica più altamente desiderabile per creare e crescere l’espansione consolidata. senza più alibi ma per permettere la felicità e la libertà delle persone.

vale.

luis h. dott ferrari blanco  hengi president & founder